LUPA FRASCATI: DI LORETI, UN “GIOVANE-VECCHIO” PORTIERE

admincalciovero 15 Novembre 2012 0
LUPA FRASCATI: DI LORETI, UN “GIOVANE-VECCHIO” PORTIERE

Nella foto in maglia arancione, Di Loreti, nato a Roma l’1121995

A cura di Giovanni Crocè

Lorenzo, il tuo nickname, il soprannome, è  “cinghialotto” per il tuo cuore biancoceleste da vero laziale, e per le movenze alla Angelo Peruzzi?

 Sono e resto onorato di questo accostamento. Anche se negli ultimi anni ho come punto di riferimento personale lo stile di due estremi difensori che giocano o hanno giocato nell’inter, lo sloveno Samir Handanovic e poi il fenomenale Julio Cesar.

Tu hai avuto anche la soddisfazione di esordire recentemente in questo campionato di Serie D, lo scorso 28 ottobre 2012 nel 2-2 della Lupa Frascati al “Fattori” di Civitavecchia. Su quel campo  purtroppo hai conosciuto anche l’onta del primo “Infortunio tecnico” che è costato il goal del pari: i tuoi ricordi a posteriori…

C’è stato tutto il bello e il brutto che può regalarti questo ruolo, né più né meno, gioia incommensurabile e mazzata che avrebbe steso anche più di un professionista consumato. Per fortuna il gol che è stato provocato dallo spiovente del loro difensore Placida, quello del 2-2, l’ho incassato all’85’, 5 prima della fine. Tanto è vero che immediatamente un paio di minuti dopo il mio “autogol” un loro attaccante ha riprovato a segnare calciando da 40 metri. Ovviamente ho bloccato quel pallone, ma vi garantisco che non sono mai stato così concentrato durante una parata….

Ti sei ritrovato “ secondo” e fai la spola tra prima squadra e Juniores Nazionale, quali erano le prospettive che ti aveva offerto la società una volta giunto in estate a Frascati?

In realtà io mi alleno 9 volte su 10 con la prima squadra, ho fatto pochissimi allenamenti coi ragazzi ed il Mister Citernesi della Juniores. Io pur essendo del 1995, ero pronto a fare il terzo tutta la stagione, perché a me importava soprattutto fare esperienza di prima squadra in serie D ed allenarmi con calciatori dal grande passato. Poi mi sono ritrovato vice di Di Martino, e siamo giunti a conclusione coi mister Valigi e Citernesi che giocherò spesso nella Juniores Nazionale lottando per il posto con Matera, che è anche lui un ottimo numero 1. Così tutti e due saremo in forma partita e cresceremo tecnicamente  e mentalmente.

Certo il calcio è “vizio” di famiglia, hai cugini che giocano a calcio e sei nipote di mister Claudio Fazzini!

Avrei anche potuto andare tempo fa all’Astrea ma la mia strada me la costruisco da me, so che si sarebbe malignato su una sorta di raccomandazione se avessi vestito da calciatore non ancora affermato la maglia di una squadra dove allena mio zio. Ma lui, mio nonno e mio padre, sono i miei primi e peggiori censori, implacabili!

Come vivi questa annata nel doppio binario Junores Prima squadra? Differenze, speranze?

Se parliamo dell’allenamento per i portieri in sé e per sé, nessuna enorme differenza, i portieri fanno sempre le stesse cose. Certo non lo scopro io che l’affiatamento con i compagni di difesa è fondamentale da ambo le parti, e in serie D, bisogna essere pronti a tutto, perché ovviamente l’avversario è espertissimo. Ma cerco di vivere al massimo le due esperienze, per imparare anche da sbagli come quello di Civitavecchia. Con uno come il nostro preparatore dei portieri della prima squadra Emanuele Maggiani si migliora anche nelle piccole cose

Compagni, dirigenti ed avversari ti hanno “massacrato” dopo quell’errore di campo?

No, sono stati fondamentalmente comprensivi, anche se qualche compagno ancora mi invita a ricordarmi di mettere le mani nei guanti, e quando c’è vento, che poi è stata una delle cause del mio errore, qualche battuta scappa sempre, ancora oggi, tutto già previsto, tutto normale.

Ripercorrendo la tua carriera, da laziale vero hai mai avuto opportunità di provare per la tua Lazio?

Un aggancio concreto c’è stato tra gli Allievi Fascia B e il passaggio agli Allievi Elite, quando a giugno provai con i biancocelesti e mi risulta che le relazioni su di me fossero positive, ancora mi sento con l’allora preparatore dei portieri della Lazio, misterCortese, era contento di me. Poi non se ne fece nulla. Io non rimasi all’Ostiamare, dove avevo finito il mio tempo, e andai a Grosseto, da lì è cominciata una piccola odissea…

Raccontacela in breve…

Venni richiesto dal Grosseto, e saputo che il provino con la Lazio non aveva portato al tesseramento e l’Ostiamare, dopo 3 anni che ero stato all’”Anco Marzio”, non mi voleva più perché aveva deciso di puntare sull’attuale numero 1 della Juniores Nazionale Marco Saccucci, mi prese il Grosseto del Presidente Piero CamilliFirmai e andai in Maremma ad allenarmi, sembrava un estate fantastica per me. Ero in un settore giovanile di Serie B. Avrei fatto gli Allievi Nazionali con possibilità di affacciarmi in Primavera, con cui feci anche un amichevole contro una squadra di serie D. Poi accadde di tutto il 29 agosto 2011.

Che cosa successe?

Prima non diedi peso ad un dolore alla gamba destra, quando atterrando su un terreno maledetto durante un uscita alta in allenamento mi procurai una microfrattura al piede. Sempre quel giorno d’agosto ricevetti la telefonata del responsabile del settore giovanile del Grosseto che mi disse che per problemi logistici, dato che la società poteva pagare il convitto solo per un numero limitato di ragazzi sotto ai 17 anni, Patron Camilli aveva stracciato la maggior parte dei cartellini dei ragazzi del 1995 che venivano da fuori GrossetoIn meno di 24 ore ero infortunato, dovetti tornare a Roma dalla quale mi ero anche tolto da scuola per iscrivermi a Grosseto, e non avevo più squadra. Fino a dicembre, nonostante la Nuova Tor Tre Teste mi contattò immediatamente, non fui io né mentalmente, né fisicamente. Da questo periodo ne sono uscito tremendamente più forte e ringrazio la mia famiglia e tutta la Tor Tre Teste per avermi seguito, gli devo tutto.

Quando ti sei reso conto di essere tornato tu?

Accadde tutto appunto a dicembre, in un incontro di Allievi contro il San Lorenzo Calcio, mi sbloccò una parata. Mi scattò una valanga di emozioni positive in testa e da lì le giocai quasi tutte, fasi finali, purtroppo perse, incluse. E sono tornato a sentirmi bene come ragazzo, alunno e calciatore. Pronto a lottare di nuovo per il mio sogno di diventare calciatore senza trascurare la scuola. Non penso ad altro per ora.

Grazie Lorenzo, hai altro da aggiungere?

Volevo solo ringraziare alcune persone importanti per me, oltre alle mie ultime due società, Lupa e Tor Tre Teste. I preparatori dei portieri di Lazio, Lupa e Tor Tre Teste con cui mi sono trovato a lavorare, e fare un grosso in bocca al lupo al grandissimo Andrea Servi, nostro compagno di squadra e di difesa che purtroppo si trova come molti sanno, a lottare con una grave malattia. Ciao Andrea, ogni punto, ogni intervento in campo, lo sai che è per te, torna presto!

 

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